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Il Leviatano Contemporaneo

Potere

Quando lo Stato smette di servire e comincia a sostituirsi alla vita delle persone

Leviatano civico al tramonto

Sono nato in Argentina e ho vissuto quasi tutta la vita in Italia. Da quando ho l’età per farmi domande scomode, mi porto dietro la stessa, irrisolta ossessione: come fanno due paesi così spaventosamente ricchi a essere così cronicamente infelici?

L’Argentina ha una ricchezza naturale che fa impallidire mezzo pianeta: la pampa più fertile del mondo, riserve di litio da far girare la testa a chiunque produca batterie, gas, petrolio, un territorio che potrebbe sfamare popolazioni intere. L’Italia ha una ricchezza diversa ma altrettanto sfacciata: è il paese con più siti UNESCO al mondo, un’industria manifatturiera che il resto d’Europa ci invidia in silenzio e un patrimonio artistico così sproporzionato che gli italiani stessi hanno smesso di stupirsene. Cosa che, detto per inciso, è probabilmente il sintomo più grave di tutti.

Eppure entrambi i paesi arrancano, attraversando ciclicamente crisi che sembrano scritte dallo stesso copione, soltanto con attori diversi. Per anni ho cercato la spiegazione nell’economia, nella storia e nella sociologia, trovando risposte parziali, tecnicamente corrette e umanamente insoddisfacenti. Spiegavano molti meccanismi, ma lasciavano aperta una domanda: perché tanta energia finisce per alimentare il sistema che la soffoca?

Poi mi sono imbattuto in un’intervista a padre Luzón, l’esorcista spagnolo che ha alle spalle oltre 15.000 esorcismi eseguiti personalmente. Un’intervista lunga, densa, per certi versi ostica, di quelle che uno mette in sottofondo pensando di fare altro e poi si ritrova a fissare lo schermo immobile.

Un inciso mi ha inchiodato alla sedia. Nel parlare del male e della sua influenza sulla politica, padre Luzón richiamava l’immagine dello Stato come Leviatano. Ho ripensato a un male che può agire silenziosamente attraverso le strutture e i sistemi, attraverso gli Stati che smettono di servire e cominciano a pretendere. E lì ho riconosciuto qualcosa che avevo osservato per anni, senza riuscire a metterlo completamente a fuoco: la mia domanda su Argentina e Italia non poteva trovare risposta cercando soltanto tra i numeri.

Il portiere diventato padrone

La mia tesi, anche se «sospetto coltivato per vent’anni» sarebbe più onesto, è questa: la ricchezza di un paese non basta a salvarlo se lo Stato che lo governa ha smesso di essere al servizio delle persone ed è diventato un fine a se stesso.

Non parlo di destra o sinistra, ma di una deriva che attraversa entrambe le sponde con identica voracità: uno Stato ipertrofico, gestito, salvo rare e lodevoli eccezioni, da marionette del potere più interessate a perpetuare se stesse che a servire chi le ha messe lì. Un apparato che, invece di essere il braccio operativo della comunità, ne diventa il padrone e, invece di rispondere ai cittadini, pretende che siano i cittadini a rispondere a lui.

Hobbes chiamò Leviatano la forza dello Stato nel 1651, prendendo in prestito il nome della creatura evocata nel Libro di Giobbe. Quella forza doveva assicurare pace e protezione. Il rovesciamento che mi interessa comincia quando la protezione diventa il pretesto per impadronirsi della vita che avrebbe dovuto custodire.

C’è poi un dettaglio che mi ha colpito: nella classificazione demonologica attribuita a Peter Binsfeld, Leviatano figura tra i sette prìncipi infernali ed è associato all’invidia. È un richiamo distinto dalla metafora di Hobbes, ma rende bene il vizio di un potere incapace di sopportare che qualcosa, o qualcuno, prosperi al di fuori del proprio controllo.

Uno Stato ipertrofico guarda con sospetto le famiglie forti, le imprese indipendenti e le comunità autosufficienti, perché la loro autonomia è, in sé, un affronto: prosperano senza chiedergli il permesso. E questo, a quanto pare, è il peccato che nessun Leviatano perdona. Io lo chiamo, più prosaicamente, «il portiere che si è convinto di essere il proprietario del palazzo».

La sussidiarietà capovolta

C’è un principio, nella dottrina sociale della Chiesa, che dovrebbe essere scolpito sopra la porta di ogni ministero: lo Stato esiste per sostenere la persona, la famiglia e le comunità, non per sostituirle. Interviene dove le loro forze non bastano e le aiuta a esercitare le proprie responsabilità. Non si appropria di ciò che sono capaci di fare.

Per vedere che cosa accade quando questo ordine si rovescia, immaginiamo Marco, quarantatré anni, titolare di un piccolo laboratorio artigianale in Brianza. È la terza generazione, realizza un prodotto di eccellenza e ha clienti che arrivano dalla Germania per comprare da lui. Vorrebbe assumere due persone in più, ma non lo fa: tra tasse, burocrazia e adempimenti che sembrano progettati da qualcuno che odia personalmente gli artigiani, il costo reale supera quello che il fatturato può sostenere. Nel frattempo, lo Stato gli manda ogni anno tre comunicazioni diverse su come «sostenere le piccole imprese». Marco non ride più a queste comunicazioni. Ha smesso qualche anno fa.

Qui la sussidiarietà è capovolta: invece di togliere ostacoli a chi produce ricchezza, lo Stato ne aggiunge e poi si presenta come salvatore per i problemi che lui stesso ha creato. Chi prima poteva costruire finisce per dover chiedere. Chi prima era autonomo deve dimostrare di meritare un aiuto, rispettare nuovi vincoli e ringraziare per una concessione. Il potere ha smesso di servire e ha cominciato a scimmiottare il ruolo della provvidenza.

L’unica fonte di salvezza

È qui che la riflessione sul male tocca il rapporto con le istituzioni. Un potere può svuotare dall’interno ciò che esiste, appropriarsi delle sue funzioni e restituircelo sotto forma di concessione. La prima tentazione del Leviatano è presentarsi come l’unica fonte di salvezza, il solo soggetto autorizzato a stabilire che cosa sia bene per tutti.

Immaginiamo Elena, insegnante a Torino e madre di due figli, che durante la pandemia si sente ripetere che le decisioni sulla loro salute e sulla loro educazione spettano prima di tutto allo Stato. Il punto, qui, è il meccanismo che supera il merito delle singole misure: un potere che scavalca il genitore perché si considera, per principio, il titolare ultimo di una responsabilità che non gli appartiene.

Nella mia lettura cristiana, riconosco la tentazione del peccato originale trasferita su scala istituzionale: «diventerete come Dio», tradotto in burocratese. Il Leviatano pretende di custodire tutto e, nel farlo, si attribuisce il diritto di possedere tutto. La famiglia può ancora esistere, purché accetti di diventare un ufficio periferico delle sue decisioni.

Isolare per governare meglio

Un individuo con una famiglia solida, una comunità di riferimento e reti di sostegno è difficile da manovrare: ha altri luoghi in cui trovare aiuto e altre voci con cui confrontarsi. Un individuo solo, scollegato e senza radici è molto più gestibile, perché la sua fragilità lo rende dipendente da chi promette di proteggerlo.

Le derive stataliste mettono le mani sulla famiglia, la indeboliscono, ne ridefiniscono il ruolo e le sottraggono competenze. Dove c’era una relazione, introducono una procedura; dove c’era una responsabilità condivisa, un servizio da richiedere. Il risultato è una società che perde progressivamente la capacità di sostenersi e deve rivolgersi al potere anche per ciò che un tempo sapeva affrontare da sola.

Un atomo isolato non fa resistenza. Fa la fila.

È una dipendenza che può crescere anche sotto il linguaggio della cura. Ogni aiuto va giudicato anche da ciò che lascia dietro di sé: persone più capaci di camminare oppure persone che, senza la mano di chi le sostiene, non riescono più a fare un passo.

Cambiare il nome delle cose

La terza dinamica passa attraverso il linguaggio. Immaginiamo Giulia, avvocatessa, che nel giro di pochi anni si trova a dover usare in ufficio un vocabolario completamente diverso da quello con cui è cresciuta, pena l’etichetta di persona «in ritardo sui tempi». Le parole cambiano, ma il punto diventa chi abbia il diritto di discuterle: chi non adotta il lessico prescritto viene giudicato prima ancora di essere ascoltato.

Quando il potere si assolutizza, il linguaggio si piega insieme a lui: la spesa diventa investimento, il controllo diventa protezione, la censura diventa sicurezza. Il nome rassicurante precede l’esame delle conseguenze e finisce per renderlo superfluo. Prima ancora di convincerti che una decisione sia giusta, ti viene insegnato come chiamarla.

Il Vangelo definisce il demonio «padre della menzogna». La menzogna funziona meglio quando cambia nome alle cose prima ancora di cambiarne il contenuto: permette al potere di chiedere obbedienza usando il vocabolario della libertà. A quel punto chi protesta deve difendersi anche dall’accusa di essere contrario al bene che quel potere sostiene di rappresentare.

Quando il sistema premia il compromesso

La dottrina sociale della Chiesa parla di «strutture di peccato»: scelte personali che si consolidano in meccanismi capaci di condizionare altre scelte. È una chiave che trovo illuminante per comprendere come paesi pieni di persone brillanti, capaci e oneste possano restare intrappolati in cicli di declino.

Non serve corrompere ogni singolo funzionario. Basta costruire un sistema in cui fare la cosa giusta costa caro e fare quella sbagliata conviene; una struttura che renda la virtù svantaggiosa e il compromesso redditizio. L’onesto deve giustificarsi, chi denuncia diventa un problema e chi si adegua viene premiato per il suo «realismo». Il resto lo fa la natura umana, senza bisogno di ulteriore spinta.

Così un paese pieno di litio e un paese pieno di Caravaggio possono comunque finire in ginocchio: la ricchezza, da sola, non compra l’ordine giusto delle priorità. Anzi, spesso rende il paese un bersaglio più appetibile. Il Leviatano non deve produrre ciò di cui si nutre; gli basta controllare chi lo produce.

Riprendersi lo spazio che ci spetta

Questa riflessione non invita alla rassegnazione e nemmeno alla rivolta: francamente, ho visto entrambe funzionare malissimo. L’invito è più scomodo: riprendersi lo spazio che ci spetta, un pezzo alla volta, prima che qualcun altro decida di occuparlo al posto nostro.

Significa difendere la propria famiglia come priorità non negoziabile, non delegabile e non sostituibile; dire la verità con le proprie parole, anche quando il vocabolario ufficiale ne suggerisce altre; costruire, nel proprio piccolo, un’azienda, una famiglia, una comunità di dieci persone, un pezzo di ordine sano che nessun Leviatano riesca a inghiottire, perché troppo vivo e troppo radicato per essere digerito da una struttura.

In quell’ordine l’autorità serve la persona, la famiglia educa i figli, la verità si cerca e si riconosce anziché decretarla per legge, e la libertà rimane la capacità di scegliere il bene. Il rovesciamento comincia quando l’autorità si autoproclama giudice ultimo, la famiglia viene scavalcata «per il suo bene» e la libertà viene scambiata con l’obbedienza. Difendere questi confini significa impedire che il portiere diventi padrone anche delle nostre coscienze.

A Cesare quello che è di Cesare. Ma il resto, la coscienza, la famiglia, la verità, non è mai stato in vendita, qualunque prezzo il sistema provi a offrire.

Riferimenti

Aladetres, episodio 200, intervista a padre Javier Luzón Peña, 10 settembre 2026. Passaggio indicizzato sullo Stato come Leviatano: 25:38. https://youtu.be/nVQq2jJnv60

Thomas Hobbes, Leviathan (1651), introduzione e capitolo XXVIII. https://www.gutenberg.org/files/3207/3207-h/3207-h.htm

Compendio della dottrina sociale della Chiesa, nn. 185-188. https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis (1987), nn. 36-37. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis.html

Vangelo di Giovanni 8,44, CEI 2008. https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Gv/8/

Per il richiamo storico a Binsfeld: Classification of demons, sezione Binsfeld’s classification (fonte secondaria). https://en.wikipedia.org/wiki/Classification_of_demons

Per le risorse argentine: World Bank, Argentina Overview. https://www.worldbank.org/en/Country/argentina/overview